lunedì 7 maggio 2018

Brutally kill me

Vivere significa vivere.
Vivere significa provare, in un modo o in un altro, qualcosa.
Ogni momento, ogni attimo.

L'inferno, quello vero, l'oscuro vortice da cui rifuggire sempre è il nulla.

Si deve essere ingordi... voraci di una vita che è cruda e brutale, dolorosa, cattiva, fata di dolore e malvagità.

Si deve essere ingordi di tutte quelle brutture  da cui, fin da piccoli, in una visione distorta di essa, ci viene insegnato a scappare, correre, fuggire, col terrore negli occhi e il puzzo della paura nelle vene.

La vita scorre, fluida ed impetuosa, in un impari binomio, tra gioia e dolore. Due attimi in bilico, spesso in un perfetto sbilanciato equilibrio, egualmente meravigliosi, magnifici, ogni volta irripetibili.

Provare.
Provare è la chiave di volta.
Provare, assaporare ogni attimo, come fosse l'ultimo, come in preda di un folle atto di furor Didoniano, di un folle attacco di lussuria.
Provare ogni singolo attimo, assaporare ogni irripetibile sensazione.

Alle volte sbagliare.
Sbagliare brutalmente e grossolanamente, perché, spesso, troppo spesso, ci porta in oscuri, cupi e  meravigliosi sentieri che non percorreremmo in nessun altro modo.

Ogni attimo è scandito, in una inesorabile corsa, come un frenetico ticchettio, da microscopiche sensazioni differenti, tutte diverse, ma, al tempo stesso, tutte accomunate da una sola ed una direzione.

L'ultima grande e meravigliosa esperienza, quella epica, per ognuno diversa, per ognuno fatta di una eterna solitudine.
Il grande spettacolo da cui, ognuno di noi, grande o pessimo attore della sua vita, prima o poi, non potrà tirarsi indietro.

L'ultima.
Una delle tante provate in vita, al pari della malattia, della sofferenza, del primo imbarazzante orgasmo, della perdita della persona più importante della propria vita.
Una madre.
Una moglie.
Un marito.
Un figlio.
Qualcuno.

25 anni meravigliosi anni di vita, fatti di questo, esperienze, il cui senso stesso, si annida nelle sue stesse esperienze, nel loro scorrere e fluire le une dentro le altre.

Di recente, una giornalista, una donna che, col senno di poi, posso dire, di un'intelligenza ed un acume invidiabile, mi ha chiesto una breve bio, per riassumere un'intervista registrata di quasi due ore.

Guardando il foglio bianco, la prima cosa che mi è passata per la testa di scrivere è stata il suono, lento ed inesorabile, del mio cuore.
Non il mio nome, non il mio cognome,non la mia anagrafica...,l'Abc.
Il lento, inesorabile fluire del mio sangue.

Niente più del sangue,  ricorda più di tutto come sia il fluire delle cose che ci rende vivi... che da senso ad un'esistenza altrimenti vuota.

Prima dei miei cinque anni anni ho dei ricordi fumosi, poco nitidi, come ricoperti da uno spesso strato di polvere, come se fossero racconti della vita di qualcuno che non sono io.

Cinque anni. Un'età a prima vista casuale, eppure, quell'anno a pochi giorni da natale, un arresto cardiaco, muore mia madre.
La prima vera grande esperienza della mia vita.
La perdita.
Un volto impresso a fuoco nella carne viva, un'ossessione, un vuoto incolmabile.
Dal quel momento, la polvere, la nebbia, e l'ovatta nella mia testa sparisce.
I ricordi diventano vividi... la gioia di alcuni momenti, la solitudine, il vuoto, il dolore.
Ogni cosa.
Come se, l'esperienza di qualcosa reale e brutale, abbia per la prima volta dato senso ad una vita altrimenti vuota.

Un'esperienza che, per tutta la vita, forse per la sua crudezza, ha sempre fatto da fondale...È cresciuta e cambiata come me, con me.... passando da semplice vuoto e dolore, a perdita, cicatrice, punto di vista sulla vita, ricordo, piacevole visione di cosa sia e possa essere vivere.

Una fluida trasformazione in costante movimento.

25 anni. Uno spaccato di vita, di esperienze.... di ingorda voglia di provare qualcosa, gioia e dolore.

Solitudine;
Terribile e mortificante dolore;
Orgiastica e devastante gioia;
Solitudine.... un'infinita solitudine, perché alla fine di tutto, si nasce e si muore soli;

Qualcosa.
Una sensazione.

Il senso più profondo dell'essere. Provare per fluire, provare per essere.
Rifuggire dal quel vuoto, da quel nulla cosmico, da quel cieco oblio che ci fa dimenticare di essere, di esistere.

Un dolore, un gioia, una sensazione, un'esperienza tanto forte e vibrante da togliere il fiato.

Una esperienza tanto brutale da uccidere.

sabato 6 maggio 2017

Pain

Qualche tempo fa sono rimasto affascinato, o meglio, ossesionato dalle parole di un mio coetaneo.
Ni disse, che la vita, quella vera, da adulto, è unqualcisa mi meschino, orrendo brutale. Qualcosa da cui è meglio scappare, come eterni Peter Pan.

Amo il nero.
Mai come primadi questo periodo, uncolore mi si è mai cucito addosso così bene.

Forse, qualcuno, penserebbe che il motivo della mia ossesione deriva dal fatto che, dopo il corso che ha preso la mia esistenza, la pensi allo stesso modo.

Nonostante quel senso di vuoto, quella sensazione di essere un giocattolo rotto, rattoppato e tenuto insieme da troppe cicatrici, sono del tutto convinto, tutt'ora che la vita sia qualcosa di meraviglioso.

È quell'oppprimente senso di vuoto a renderla meravigliosa.

Sentire è la ragione di tutto.

Ho passato il mio tempo su questa terra tra nille situazioni diverse, qualcuno a me caro, direbbe, facendo un bilancio, che ho passato la gran parte di esso tra tragedie, buci neri, incubi e drammi.

Ma questo è solo un punto di vista.

Negli ultimi tre anni ho concesso a me stesso un'eccezione a quella tanto agognata solitudine che mi ha sempre fatto star bene; che ho sempre ticercato con tutto me stesso, una vera e propria libertà dall'altro. Chiunque fosse.
Un'eccezione che, in un modo del tutto suo, anzi nostro, è stato in grado di illuminare, almeno un pochino, quella dolce oscurità che è il mio essere.
Ma come ogni cosa, bella e luminosa, mi ha regalato i più grandi doloro della mia breve vita. I dolori, le frustrazioni, le drlusioni, il male, la mutilazione.
Il giusto prezzo da pagare.

Il giusto modo di apprezzare ciò che di bello c'è e c'è stato.
Il giusto modo di sentirssi vivi.

Il giusto modo di sentire.

Il senso della vita, una domanda che l'uomo si pone da miglioni da anni, la cui risposta, i più fantasiosi, affidano a dio.
Forse, la risposta è proprio questa, semplice e palese, sentire.
Vivere per sentire.
Sentire le gioie e i dolori, perchè una cosa per esistere deve sempre essere equilibrata dal suo contrario.

Sentire il mondo che canta la meraviglio dinfobia della vita, per quanto mi riguarda, la nona di Beethoven.

Sentire le dolci dolorose note che suona l'esistenza di ogni essere ed assaporarle fino in fondo, in modo quasi ossessivo.
Farsi catturare dalla bellezza di quelle sensazioni e lasciarci catturare, perderci in esse, anche fino alla pazzia.
Del resto, non ci si sente mai così vivi cone quando si prova un dolore lamcinante che percuote tutto il nostro corpo.

lunedì 4 aprile 2016

permanent Dicember

•5 Aprile 2016•

La primavera é ormai alle porte.
Camminando per strada si iniziano ad intravedere, i primi fiori, crescere rigogliosi tra le macerie di un inverno non troppo lungo e non troppo freddo.
E poi l'amore... nascono nuove coppie come se un domani non ci fosse e da questi effimeri amori dipendesse la sopravvivenza del genere umano.
Ci sono i ritorni di fiamma, come se quattro nuovi fiorellini in un prato, potessero cancellare una vita di coppia fondata sulla menzogna, sull'inganno e, ovviamente, sulla totale mancanza di rispetto reciproco.
Tutti... vegetali, esseri umani ed animali (come se ci fosse una reale differenza tra gli ultimi due...) sembrano rapiti e catapultati in un magico mondo dall'aumento della temperatura e tutto il resto.
Non riesco a concepire fino in fondo tutto ciò.

Di recente, come tutti, vivo in un mondo, tutt'altro che fatato, dove i My Little Pony con le loro scintillanti chiome multicolor di plastica, mi fanno da carcerieri.

·4 Maggio 2017·

Un anno passa veloce; fatto di attimi che si susseguono uno dopo l'altro, senza lasciarti nemmeno il tempo di respirare.
Tre anni sono come un battito d'ali di farfalla.
Durano meno di un attimo.
Iniziano e finiscono senza che tu, inerte, te ne renda nemmeno conto.
Ti ritrovi di nuovo solo, in un certo senso non lo sei, perchè non è davvero finita, fino in fondo, è solo in stand by, a tempo indeterminato.... ma in un altro senso, lo sei.
Solo.
Solo e svuotato.
Tre anni ti riempono; riescono quasi a colmare la voragine che ti riempie il petto, il tuo corpo difettoso, il tuo cuore malmesso e ricucito insieme. 

Quando finiscono non soffri.

Ti aspetteresti di soffrire, di sentire un dolore lancinante partire da dentro e prendere ogni molecola del tuo essere.

Eppure, non è questo che senti.

Senti freddo.
Senti la neve che si adagia leggera sulla distesa gelata che resta di te.

Senti il vuoto dentro.

Senti, di nuovo, quella sensazione scura di svuotamento, di mancanza.

Svuotato.

Un involucro, rotto e rattoppato, ormai vuoto, senza più nulla.

Restano solo i ricordi sbiaditi di giorni lontani.

Resta l'acqua salata che tisegna il volto.

Resta la mole di lavoro che ti carichi sulle spalle pur di non ascoltare l'eco di te stesso nell'immensitá vuota dentro di te.


martedì 2 febbraio 2016

family day....

•2 Febbraio 2016•

É passato da poco il criticatissimo family day o, come preferisco definirlo io, la giornata mondiale delle pecore al pascolo.
Per una volta, mi spiace dirlo, non ci sono state differenze... si parli di una sponda o dell'altra ancora (o di quei famosi quattro eterosessuali su dieci, dagli ultimi dati ISTAT, che si professabo solo in segreto amanti delle umane cappelle) si parla in ogni caso di pecore fatte e finire.  Parliamo, in primo luogo, dei due migliori di italiani che sono scesi in piazza a Roma (secondo i numeri degli organizzatori... che secondo le autorità tale numero si avvicina solo ottimisticamente alla metà...) e questo non perché voglia schierararmi, ma per il semplice fatto che li premio per le idiozie che hanno pronunciato in interviste e dichiarazioni.
Su annovera in questo primo gruppo animali che sostengono che l'omosessualità sia la causa di tutti i mali del mondo... dalle catastrofi naturali agli atti di terrorismo.
Persone, come politici, che hanno sostenuto il loro credo con argomentazioni scientifiche inesistenti... del resto come é stato detto, siamo solo nel duemila e sedici e non si sa ancora se essere finocchi sua una malattia o meno.. LA SCIEMZA NON HA GIÀ RISPOSTO A QUESTO QUESTO QUESITO, se non vado errato quasi cinquant'anni fa. Del resto, come sostiene Formigoni, non esistono prove scientifiche che dimostrano, e sono accettate da tutta la comunità scientifica (perché con una nota acida definirei prove scientifiche non ufficiali quelle di origine pastorale...) che sostengono non solo che l'omosessualità non sia una malattia e che non possa, di conseguenza, essere curata (aspettate esiste sempre la cura pastorale.... sempre e assolutamente efficace... sarà per questo che sono cresciuto finocchio tra preti e suore...)... e non esistono studi scientifici che sostengono che un bambino  cresca ugualmente bene, se non meglio, che in una famiglia "tradizionale".
Mi piace mettere le parole che uso con ironia tra virgolette, quei quattro segnetti sembrano sempre urlare GUARDATEMI!
Infatti, tralasciando la milf bionda che hanno intervistato, secondo cui tale famiglia é formata solo da uomo e donna "perché in primo luogo lo dice lei" [cit.], e questa é un'argomentazione inoppugnabile... Sentire migliaia di volte la parola contronatura é stato esilarante. Al giorno d'oggi le parole sono usate a sproposito, senza comprenderne il significato e decontestualizzandole.
Del resto le parole "secondo natura" e "contro natura" sono termini di biologia e non vi é passatempo preferito per un italiano medio di fare il Marino della situazione, e utilizzarle come fossero nulla, vuote, a modo loro afone.
"Secondo e contro natura" l, in termini di biologia ca ad indicare tutti quei comportamenti, fenomeni e via discorrendo che sono presenti e regolarizzati dalla stessa natura delle cose.... e come i molti hanno sostenuto in natura non esistono animali omo e tanto meno famiglie omogenitoriali.
Ma passiamo all'altra sponda e a tutti coloro che, dimentichi che prima o poi si affonda, preferiscono fingersi cose che non sono.
I post sui vari social si sono sprecati.
Le interviste pure.
Tutti indignati per questo e per  quell'altro ancora... le foto del Pirellone con la semplice scritta "family day", affiancato ad alle foto di importanti edifici delle più disparate capitali europee, illuminati dai colori della rainbow flag, su sino sprecate.. dettagli che milano non é la capitale di nulla e che illuminata c'era l'intera stazione centrale...
Inutile dire che "quattro italiani su cinque, sposati e non, vanno a puttane.. questa é la famiglia tradizionale".
Forse sbaglio, ma prima di parlare io consiglierei a tutti di fermarsi una vita intera a pensare, riflettere e farsi un buon esame di coscienza.
Forse, quello che non é chiaro, é la differenza che esiste in Italia tra la famiglia "tradizionale" e quella omogenitoriale.
Una differenza sottile e, forse, difficile da capire.
Gli studi a riguardo si sprecano, sono troppi e troppo riconosciuti a livello globale e si riducono, nel Bel Paese, a una semplice questione giuridica.
L'iltima non é regolarizzata in un paese che vive e gode della sua ignoranza.
In virtù di questa "difficile" differenza direi a tutti gli omosessuali di pensare.
Indipendentemente da come vadano le cose belle famiglie tradizionali, quelle omo hanno il diritto e il dovere di combattere la propria battaglia per l'ugualianza.
Sono del parere che per combattere si debbano avere ideali e una coscienza.
Io conosco tanti omosessuali, grandi e piccini, in tutti i sensi, e quasi a nessuno affidarsi un bambino, che sia frutto di un'adozione o di altro.
Questo, non in virtù della loro omosessualità.
L'oriemtamento sessuale poco conta.
Quando di parla di figlia, di parlare di quanto amore di può donare, a come lo di dona e se si é abbastanza responsabili per dare amore.
Conosco tanti omosessuali e non gli darei, alla maggior parte, un bambino.
Non gli affiderei una piccola persona, perché questo sono i bambini, per lo stile di vita che conducono.
Per il loro attendere il sabato sera, che abbiano venti o quarant'anni, per la festa a base di alcool e droga.
Per il loro andare alla ricerca di partner sessuali in ogni momento e in ogni dove, sempre nuovi, pur di non sentirsi soli anche per poco meno di un ora (nelle più ottimistiche delle speranze). Perché quando si é soli ci do ritrova a pensare alla propria vita e a pensare... della solitudine, i più hanno paura, perché da soli non riesco a stare, non di amano e non si accettano a sufficienza.
Per dare amore, nel modo giusto, si deve in primo luogo essere sicuri di amare se stessi... perche una piccola persona, non é mai il surrogato del nostro io e, sarà i primo, una volta cresciuto, a provare odio per noi.
Un esame di coscienza e un pò di riflessione solitaria... credo sia questa la base per aprire bocca e parlare... Una cosa é certa, per quanto mi ami, per quanto sua folli e follemente pieno di ne stesso, non sono tanto stupido da dure ce il mio parere sia legge; ma di una cosa sono certo, io, almeno, prima di parlare, penso sempre e a lungo.

Per sapere di più della mia mente contorta... scaricate il mio libro cliccando qui....

Xoxo



sabato 23 gennaio 2016

young and beautifull....

•23 gennaio 2015•


Non scrivo da tanto.
La vita scorre frenetica, veloce.... la testa si perde tra migliaia di impegni e pensieri.

La vita é strana.
La vita é dolore.
La vita é follia.

Sono cresciuto in modo diverso dal comune adolescente moderno.
Ho sempre avuto le mie opinioni decise, contro tendenza, fin da piccolo.
Ho sempre sofferto, fin dall'infanzia tra i fantasmi di una vita passata e quelli di un'impossibile vita futura.

La vita mia chiesto e tolto tanto.

Nonostante ciò, parlando della mia vita, non riesci a togliermi dalla testa delle parole.... "ne parli come se nulla fosse".

Sono felice.
Ho amato e amo la mia vita.
Darei qualsiasi cosa affinché, se dicessi vivere ancora, tutto fosse come é stato.

Forse, sarà folle da dire, ma non darei mai nulla per riavere mia madre, affinché sedici anni or sono non morisse.

Forse, sarà folle da dire, ma non darei mai nulla per evitare di essere un comune malato di Aplasia midollare severa....
Allo stesso modo, non darei mai nulla per non finire in coma e quasi morire, per fare in modo che tutte le complicazioni che ha derivato quell'emorragia non ci fossero o per fare in modo che sedici anni fa metà della mia famiglia sparisse.,

Sono grato che tutto ciò sia accaduto.
Folle, ma contento... Ecco cosa sono.

Non conosco altra persona a cui é morto un genitore che si sogni dire... "Sono contento sia morta..."

Io amavo e amo profondamente mia madre.
Rivive  ogni giorno nella mia testa, nei miei ricordi.

Eppure la sua morte, la mia malattia, tutto quello che ho passato e tutto ciò che mi é stato tolto mi ha reso una persona in particolare... IO.

TUTTO CIÒ MI HA RESO CIÒ CHE SONO.

Determinato.
Testardo.
Assolutamente e totalmente pieno di me.
Senza scrupoli se si tratta di un mio obbiettivo.
Lunatico...
Ma più di ogni altra cosa profondamente innamorato di un dolce amaro gioco chiamato vita.





mercoledì 2 dicembre 2015

terrorism... blood donation...

Sono dell'idea, come ho già sottolineato di recente, che nelle tragedie, quelle serie, quelle che vengono urlate sui giornali... come quella successa poco tempo fa in Francia, c'é sempre un retrogusto dolce amaro, affascinante.
Una tragedia ha sempre un gusto dolciastro.
Dopo gli attentati in tutta Europa sono andati a donare il sangue.
Tutt'ora in Piazzale cadorna, c'é un padiglione per andare a donare il sangue.
Oggi c'era coda... neanche da Bendel sulla quinta, con gli sconti al 90%, c'é una coda lunga come quella che ho visto oggi.
Sono della convinzione che le tragedie, periodicamente debbano esserci.
Come se vi fosse una cadenza periodica, non solo regolare, ma anche necessaria.
Come se ricordasse a tutti quanti, grandi e piccini, che non siamo soli; che abbiamo sempre un vicino di casa, in senso lato e letterale, che é, per l'appunto, un nostro vicino, in compagno in questo mondo chiamato Terra, chiamato Società Civilizzata.
Il boom registrato é stato quasi iperbolico....
In Italia....
In Francia...
In tutta Europa...
Una grande iperbole crescente.
Terrorismo.
Un fenomeno interessante, economicamente e socialmente parlando.
Terroristi che danno attentati in Europa con armi europee.
Terroristi che ricordano a milioni di cittadini europei quanto sua fragile e, soprattutto, preziosa la loro vita.
Milioni, miliardi di gocce di sangue donati.
Ipocrisia.
Donare é stato il modo di tutti di aiutare, simbolicamente, il prossimo parigino.
Donare é stato il modo, in lontananza, di sentirsi persone migliori, più a posto con la comune ingorda coscienza.
Agli occhi della pubblica opinione, sembra quasi che solo in occasioni simili ci sia bisogno di sangue.
Sono andato avanti quasi un anno a trasfusioni di sangue, plasma e piastrine.

Una dose giornaliera di 0+ e, la giornata, torna sempre a sorridere ad un ragazzo di 19 anni scarsi malato di una forma grave di Aplasia midollare severa.
Aplasia Midollare Severa... Poco più di trecento casi nel mondo, é un caso limite.
Il mio caso limite.
La realtà é che sono milioni i ragazzi, ragazze, uomini, donne... bambini che tutti i giorni necessitano di sangue.
Può essere il nostro vicino di casa, oo un nostro amico.
Ognuno di noi può essere quel fortunato essere Leucemico.
Eppure, sembra che vai nessuno si ricordi che tutti i giorni si ha bisogno di sangue.
Solo davanti ad un atto terroristico ci fingiamo persone solidali verso il prossimo, buone e molte altre false ipocrisie.
Mi sorge spontanea unaonanda, rivolta a tutti coloro che hanno donato il sangue dopo la questione francese...
"Quanti di voi donano abitualmente il sangue?"
La risposta, sarebbe solo, nella maggioranza dei casi, il sonoro simbolo della generale ipocrisia
.



martedì 17 novembre 2015

un libro, un motivo.... vanità...

Non scrivo da tempo, non qui per lo meno.
Un nuovo progetto.

La mia vita é fatta di nuovi progetti... si rincorrono, uno dietro l'altro, veloci, come lampi nel cielo.
Ogni progetto, ogni volta, é una speranza, perché nonostante tutto il potenziale che si può avere, ma soprattutto le capacità, nel mio settore é tutto, sempre, un grande punto di domanda.

La mia vita é fatta di speranze.... si susseguono, veloci.

Scrivo, nella speranza di comunicare qualcosa.... Forse, scrivo per puro e semplice narcisismo. In realtà, poco importa la motivazione, semplicemente scrivo.

Mi sento brutalmente bloccato.
Dopo aver scritto trecento pagine, sono li, davanti ad una nuova pagina, all'inizio di un nuovo capitolo è, nonostante sappia cosa scrivere, mi ritrovo a  pensare ad altro .
Mi ritrovo a pensare al perché.
Perché scrivere?
Per comunicare?
Ma comunicare con chi?
Con un mondo irragionevole, stupido?
Per comunicare con un branco di esseri  dai quali mi sento diverso?

Vivo in una società che basa la propria vita su ideologie vecchie di migliaia di anni.
Idee retrograde e  totalmente insensate.
Un mondo che si scandalizza davanti al nulla e rimane impassibile davanti alle cose che dovrebbero segnarla e, per l'appunto, scandalizzarla.

Proprio di recente l'opinione pubblica ha puntato il dito contro un cantante, noto per il suo apparire controcorrente, perché alla fine di un suo concerto ha bruciato su un palco una copia qualsiasi di un libro chiamato Bibbia.
Tralascerei, forse per non sembrare polemico, diatribe varie sulla sacralità che al giorno d'oggi diano al libro "compia&incolla" fantasy più venduto nella storia.
Tralasciando ciò, trovo ridicolo che si parli tanto di un fatto del genere e si rimanga in silenzio davanti ad un ragazzo che muore, suicida, perché omosessuale.,
O non si parli del docente che fa fare lezione in corridoio al povero ragazzo finocchio, proprio perché finocchio.

Ma io per chi scrivo? Per comunicare con chi?
Con la giovane e ricca casalinga che non sa come perdere tempo e che, tra un'amante e l'altro, la domenica trova il tempo di andare a messa e definirsi una buona e praticante cristiana.

Ma io per chi scrivo? Forse proprio per uno di quei preti che la domenica dicono messa?
Si proprio quei preti che tra una domenica e l'altra, trovano tutto il tempo di girare la sera nei gay bar milanesi per avere il deretano o lo gnomo di qualcuno in cambio di droga e denaro... Del resto, la "beneficenza" verso il prossimo, é uno dei principali credo del cristianesimo.

Ma io per chi scrivo? Forse, per l'americana impiegata comunale che si rifiuta di rilasciare il documento matrimoniale ad una malcapitata coppia omosessuale?
Si io scrivo anche per lei che, aggrappandosi alle sue vanesie credenze religiose, si rifiuta di svolgere il proprio compito.... del resto siamo tutti d'accordo che questa stessa donna ha divorziato ben quattro volte in virtù della sua forte cristianità.

MA IO PER CHI, SCUSATE IL FRANCESISMO, CAZZIBUS SCRIVO?


Capitano periodiu come questi, i cui giorni, sono scanditi dai dolci rintocchi delle tragedie.
Tragedie serie e, altre ancora, pure e semplici frivolezze.

Scrivo per un branco di uomini che prima urlano alla tragedia, al dolore per la morte della regina del circo e, in seguito, quegli stessi uomini, urlano all'ipocrisia per lo stesso lutto.

Scrivo per un branco di uomini che urlano all'orrore davanti alla questione francese e si lanciano in uscite
 totalmente Anti-islamiche.
Poco dopo, però, proprio loro che fino a cinque minuti prima chiedevano a gran voce lo sterminio islamico di massa, urlano alla solo parziale colpa islamica.... "perché, loro, sono arretrati, indottrinati  e, quasi tutti, costretti da pochi alle azioni terrostiche compiute".
Sia chiaro, non sto dicendo che l'isis sia colpevole o meno di ciò accaduto.
Ne sto negando che quella accaduta in Francia non sia una tragedia.

Certo, sono più che convinto che in ogni tragedia ci sia qualcosa di meravigliosamente attraente e stupefacente.... come se quel numero troppo grande di morti, quelle infinite dolci  lacrime amare e quei corpi ormai senza vita servano, a noi rimasti illesi, a ricordarci che siamo vivi.
Come se ormai, in mezzo a questa noiosa vota fatta di  tutto e niente, non ci bastasse più svegliarci al mattino e, semplicemente,VIVERE.

Forse, questa mia distorta visione della vita , delle cose, del mondo... Mi porta non solo a scrivere, ma anche a chiedermi per chi davvero io scriva.

Del resto, con una visione tanto distaccatamente attacca del mondo, non posso che trovarmi a creare un rapporto intellettualmente conflittuale col mondo.

Forse, questa mia distorta visione della vita , delle cose, del mondo... Mi porta, inevitabilmente, a darmi una risposta. 
Una risposta molto semplice.
 Vanità. 
Pura e semplice vanità. 

Del resto Non credo esista cosa più vera e bella della  vanità stessa. 

Quella stessa vanità che mi ha portato a scrivere re il mio primo romanzo. (quella stessa vanità che mi porta dire... Scaricatelo, leggetelo e, se volete, fatemi sapere che be pensate via mail.
)